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THE NET
INTERNET SOTTO IL CONTROLLO DELL’FBI
L'Unita
* Privacy
Può spiare anche se non c’è un inchiesta in corso “La nuova misura antiterrorismo uccide la privacy”.
New York. Le norme che proteggono i cittadini Americani da un immotivata sorveglianza da parte delle forze dell’ordine sono datate e rappresentano solo un impiccio nella lotta al terrorismo.
Questo il pensiero di John Ashcroft, segretario alla Giustizia della amministrazione Bush, che con le nuove disposizioni in materia di sicurezza ha di fatto messo Internet sotto il controllo dell’Fbi. I nuovi poteri conferiti agli agenti si estendono non solo alla sorveglianza di organizzazioni politiche e religiose, ma all’ intera rete informatica globale.
“Gli attuali regolamenti -ha spiegato ieri Ashcroft- non permettono all’Fbi di cercare informazioni su Internet come può fare chiunque di noi”. Il riferimento è alle linee guida stilate nel 1999 proprio dal dipartimento alla Giustizia, raccolte sotto il titolo di Policies for Online Criminal Investigation, che autorizza la raccolta di dati su Interne solo ai fini di un indagine in corso. Il ministro ha capovolto questa impostazione e spalanca le porte a controlli a tappeto da cui -si spera- saltino fuori elementi per aprire un indagine. In pratica non occorre nessun sospetto di attività criminale perché le caselle di posta elettronica, le conversazioni sulle messaggerie e tutto quanto registrato nelle memorie dei computer connessi in Rete finisca sotto osservazione dell’Fbi .
Ashcroft ha tentato di accreditare l’immagine di una polverosa burocrazia che impedisce agli agenti federali di sfiorare una tastiera senza il permesso della magistratura. E’ toccato al Center for Democracy & Technology ricordare che quando l’Fbi si mette a cercare informazioni sulla Rete ha a disposizione ben altro che un personal computer. Il software preferito dall’Fbi per leggere le e-mail altrui si chiama Carnivore, un programma che viene installato direttamente sui server delle compagnie telefoniche che forniscono l’allacciamento a Internet. Impostata una chiave di ricerca, Carnivore registra tutti i messaggi di posta elettronica che in qualche modo vi fanno riferimento.
“Carnivore è un programma molto potente ma pieno di imperfezioni -ha spiegato David Sobel, esperto legale dell’Electronic Privacy Information Center- è formidabile nel cancellare il diritto alla privacy dei cittadini, senza essere capace di farsi sfuggire informazioni importanti su un indagine reale”. Non è dato sapere se Carnivore abbia intercettato messaggi scambiati fra l’organizzazione di Osama Bin Laden, ma è certo che ha saccheggiato la corrispondenza di ignari cittadini del tutto estranei ad Al Qaeda. L’Fbi ha imputato gli errori alle società telefoniche, ma l’intervento del ministro Ashcroft sembra togliere definitivamente l’imbarazzo: autorizzati i controlli a tappeto, nessuno potrà più lamentarsi di essere stato spiato per sbaglio.
Se l’Fbi si è già messa a lavoro da ieri dovrebbe aver notato le reazioni della comunità ondine; sui principali bullettin board questo è il tenore dei messaggi: “La marcia prosegue verso uno stato di polizia” ; “Possibile che non ci sia una qualche carta dei diritti che impedisce queste cose?”. George Cole, docente di diritto presso la Georgetown University, ha spiegato che controllare Internet significa assestare un duro colpo al primo emendamento della Costituzione americana, quello che garantisce la libertà di espressione . “E’ molto alto il prezzo che una società politicamente libera è costretta a pagare se chiunque partecipi a un gruppo di discussione in Rete deve temere di essere sorvegliato dall’Fbi “.
L’amministrazione Bush -dall’11 settembre- ha avuto buon gioco nell’inasprire i poteri di polizia a spese delle libertà individuali: il bisogno di sicurezza dell’opinione pubblica ha costretto al silenzio anche molti esponenti al Congresso che in altri tempi non avrebbero esitato a parlare di misure liberticide. Un sondaggio pubblicato ieri dal quotidiano Usa Today sembra indicare un cambiamento: solo un americano su dieci è convinto che il governo stia vincendo la guerra contro il terrorismo, mentre durante la campagna d’Afghanistan la percentuale toccava il 75%. Nonostante il crescendo di retorica, oltre un terzo degli americani pensa che questa guerra non abbia né vincitori né vinti, e addirittura un 10% è convinto che l’abbiano spuntata i terroristi.
L’Intelligence Committee del Senato, per nulla impressionato dall’enfasi con cui Robert Mueller , direttore dell’Fbi, ha annunciato la modernizzazione dell’agenzia, ha deciso di continuare l’inchiesta: anche se si volta pagina, chi ha ignorato le informazioni sui dirottatori, sia messo di fronte alle sue responsabilità.