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ESOTERISMO > Fenomeni Paranormali



Nel 1934 in una seduta spiritica con una medium, Bice Valbonesi e alla presenza dell'allora presidente della Società Italiana Studi Psicofonici, l'ingegner Lorenzo Mancini affermò di aver ricevuto un messaggio da una entità che diceva di essere uno scienziato e annunciava che «negli anni a venire sarebbe stato scoperto nel campo dell'elettromagnetismo qualcosa che avrebbe consentito di parlare coi defunti in maniera diretta».

Studi e opinioni degli ecclesiastici

Nel 1952 furono testimoni di questo genere di fenomeni al Laboratorio di Fisica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano anche il rettore e fondatore della stessa padre Agostino Gemelli e il suo amico e collaboratore padre Pellegrino Ernetti che ne informarono immediatamente il Vaticano nella persona del Santo Padre Pio XII il quale li incoraggiò negli esperimenti, dicendogli: "Caro padre Gemelli, non ha davvero nessun motivo di preoccuparsi. L'esistenza di queste voci è un fatto rigorosamente scientifico. Questo esperimento potrebbe divenire la pietra angolare di un edificio per gli studi scientifici che rafforzerà la fede della gente nell'Aldilà".

Papa Paolo VI scrisse inoltre queste parole: "In Vaticano ho incontrato un atteggiamento favorevole nei confronti della metafonia" quando nominò Friedrich Jürgenson, famoso ricercatore del fenomeno delle voci elettroniche, Cavaliere dell'Ordine di S. Gregorio.

Padre Pistone, Superiore della Società di San Paolo in Inghilterra, dopo i colloqui con i defunti rilasciò la seguente dichiarazione: "Nelle Voci non vedo niente di contrario agli insegnamenti della Chiesa Cattolica; sono qualcosa di straordinario ma non c'è ragione di temerle, né vedo alcun pericolo".

Il Giusto Reverendo Mons. Prof. C. Pfleger commentò: "I fatti ci hanno dato la consapevolezza che fra la morte e la risurrezione c'è un altro stadio di esistenza post mortem. La teologia cristiana ha poco da dire riguardo a questo stadio"

Padre Gino Concetti, uno dei teologi più competenti del Vaticano, ha detto in una intervista: "Secondo il catechismo moderno, Dio consente ai nostri cari defunti, che vivono in una dimensione ultra-terrena, di inviare messaggi per guidarci in certi momenti difficili della nostra vita. La Chiesa ha deciso di non proibire più il dialogo con i morti, a condizione che questi contatti siano motivati da seri propositi religiosi e scientifici".

Il cugino di Papa Pio XII, il Rev. Professor Dott. Gebhard Frei, noto parapsicologo a livello internazionale e presidente della Società Internazionale dei Parapsicologi Cattolici affermò: "Tutto ciò che ho letto e sentito mi obbliga a credere che le voci provengono da entità trascendentali e individuali. Mi piaccia o no, non ho il diritto di dubitare della genuinità delle voci".

Friedrich Jürgenson

Dal 12 giugno del 1959 si iniziarono ad organizzare in maniera metodica esperimenti e studi su questo nuovo campo di indagine. Il personaggio che aprì la vera e propria storia del fenomeno delle voci elettroniche fu infatti il regista cinematografico svedese Friedrich Jürgenson. Tutto iniziò casualmente proprio in quella data mentre era intento a cercare di registrare la voce di alcuni uccelli sulla finestra della sua casa di campagna per mezzo di un magnetofono. Nel riascoltare il nastro si accorse che si udivano voci lontane e mormorii, che lui stesso non aveva percepito direttamente, in cui si sentiva chiamare per nome.
Fece in seguito numerosissimi esperimenti, coinvolgendo un grande numero di persone e producendo migliaia di nastri, e ipotizzò che che tali voci appartenessero a persone defunte.

Konstantin Raudive

Intanto, altri studiosi cominciarono a seguire e praticare questo tipo di ricerca parapsicologica. Tra essi, merita sicuramente d'essere nominato il lettone Konstantin Raudive, che a partire dal 1964 impresse su nastro 72.000 registrazioni in diverse lingue che ritenne provenienti da un'altra dimensione.

Il diodo rivelatore di Raudive

Sebbene il primato sia difficilmente accertabile con riscontri documentali, a Konstantin Raudive si attribuiscono i primi concreti esperimenti condotti con un particolare circuito elettronico. Lo studioso partì dal presupposto teorico che l'eventuale quid sopravvivente dopo la morte fisica potesse essere evidenziato con l'utilizzo di quel circuito. Ovviamente Raudive non inventò il rivelatore ma solo questo particolare uso.

Il suo diodo rivelatore è definito dalla radiotecnica come: circuito LC risonante in parallelo. Consta di di una bobina di sottile filo di rame isolato (induttanza) avvolta su di un supporto isolante, di un condensatore (a pastiglia) e, appunto, di un diodo rivelatore (attualmente al silicio, ma ai tempi di Raudive al germanio) e di una cuffia ad elevata impedenza (nell'ordine di almeno 600 - 1000 ohm). Pur nella sua estrema semplicità, detto circuito sta alla base di tutta la radiotecnica. La più rimarchevole differenza del diodo di Raudive rispetto ai consueti circuiti, consisteva nell'avere adottato un condensatore fisso al posto di uno variabile. La differenza non è di poco conto dal momento che un variabile permette di selezionare meglio una determinata lunghezza d'onda, cioè come viene detto in gergo: la sua selettività ha fianchi più ripidi. Senza entrare nei dettagli si può affermare che il dispositivo di Raudive è un primordiale radio-ricevitore ad amplissima banda potendo spaziare dalle onde lunghe fino alle onde corte. Ne consegue che l'ascolto in cuffia (l'unico possibile essendo un ricevitore autoalimentato dalle onde hertziane) produrrà un caotico insieme di suoni, di rumori, di voci di ogni tipo. In genere si tratta di una moltitudine di emittenti commerciali nazionali e internazionali e anche di servizi di pubblica utilità, ma difficilmente discernibili e perciò identificabili. Questa particolare difficoltà nel discernere qualcosa di intelleggibile comportò l'uso del dispositivo privo di una antenna allo scopo di togliere le indesiderate interferenze di natura radioelettrica.

Il registratore di Raudive

Qualunque genere di dispositivo di ricezione venga adottato per captare le voci il registratore è l'elemento comune e fondamentale di laboratorio in quanto permette di fissare nel tempo le esperienze. Per gran tempo la scelta obbligata fu il nastro magnetico nelle due presentazioni commerciali: in bobina o in cassetta. Raudive aveva un consulente tecnico ed anche collaboratore il quale ha lasciato progetti e descrizioni di vari dispositivi di captazione ed anche uno spettrografo per le analisi delle voci. Si tratta dello svizzero Alex Schneider di St. Gallen (vedasi sezione Note). Questo studioso relaziona che Raudive fa praticamente tutte le registrazioni con il Telefunken M. 85 (a valvole che non viene più fabbricato. La relazione dello Schneider, allegata al libro di Raudive, non è datata ma si presume possa essere stata stilata verso i primissimi anni Settanta del Novecento. Le caratteristiche tecniche dell'apparecchio registratore erano le seguenti:

* Due velocità: 9,5 cm/s (molto usata), 19 cm/s, a doppia traccia
* Risposta di frequenza: da 30 a 20.000 Hz per i 19 cm/s
* Sensibilità d'ingresso al massimo volume di registrazione: entrata del microfono 2,5 mV su 2 Mohm; entrata radio 2,5 mV a 100 kohm.

La parte della relazione tecnica dedicata alle caratteristiche tecniche del magnetofono valvolare si chiude con una osservazione, sempre dello stesso Schneider, qui riportata nella traduzione in italiano: Comunque, le voci sono assolutamente indipendenti dal tipo di radio, di microfono o di registratore. (vedasi sezione Note).

Cenni sulle apparecchiature riceventi
Tre schemi usati originariamente da Konstantin Raudive

Konstantin Raudive si avvalse della consulenza tecnica e della collaborazione del fisico svizzero Alex Schneider il quale, fra i vari contributi, progettò una serie di dispositivi elettronici che avrebbero avuto il compito di permettere la ricezione delle voci. Sempre lo Schneider, circa 40 anni fa, relazionava che il fenomeno delle voci sotto l'aspetto essenzialmente fisico è ancora misterioso e che i tentativi di registrazione risultano condizionati dalle direttive delle voci captate, o sono affidati al caso concludendo che ogni sperimentatore elabora un proprio metodo. Raudive cercava sulla scala delle onde medie un punto dove è più facile trovare la fascia di rumore bianco mentre invece altri sperimentatori cercano espressamente il momento nel quale una stazione emittente prima dell'inizio dei programmi lascia per qualche minuto solo l'onda portante.

Lo Schneider, parlando del manifestarsi delle voci, evidenzia un processo di selezione sconosciuto ai fisici: Raudive eseguiva alcune sperimentazioni con un oscillatore modulato (vobbulatore) collegato direttamente alla presa d'antenna di una radio ricevente per evitare che eventuali variazioni del segnale (phading) o altri fattori di disturbo entrassero nell'onda portante[10]. L'anomalia riscontrata dallo Schneider consisteva nel fatto che le voci, lo riscontrò e ne scrisse egli stesso, erano inspiegabilmente più comprensibili se esiste un omogeneo rumore di fondo, mentre ci si sarebbe dovuto aspettare il contrario. Pertanto il vobbulatore modulando l'onda portante con una nota di bassa frequenza a 1 kHz facilitava l'emergere delle voci dal rumore di fondo.

Carenza di uno standard strumentale fra gli sperimentatori

Ogni sperimentatore indirizzato nella ricerca e studio filologico delle voci ha il proprio sistema personale di ricezione: ciò nonostante ognuno di essi può essere inscritto in tre ben distinte categorie.

* Quanti affermano che la ricezione è qualitativamente migliore e si hanno maggiori eventi positivi con apparecchiature elettroniche piuttosto economiche ed affette da un certo rumore di fondo
* Quanti affermano che le realmente genuine voci le si possono scoprire e studiare solo con apparecchiature assolutamente professionali ma che tuttavia, realisticamente, sarebbero al di fuori della portata economica e della capacità di utilizzo di qualunque radioamatore anche "evoluto" e probabilmente dei "normali" laboratori Radio-TV apparecchiature semi-professionali.

Descrizione dei circuiti

Come si è detto Konstantin Raudive, fin dal 1968, si avvalse dell'aiuto del fisico Alex Schneider che diventò suo consulente tecnico e collaboratore. La sua opera era finalizzata al progetto e costruzione di apparecchiature che facilitassere la ricezione delle voci e come tali andrebbero esaminate. Per esempio era un compito affidato allo stesso Schneider quello di predisporre circuiti che impedissero la ricezione delle stazioni radio.

Lo stesso Schneider ci relaziona che una parte dei suggerimenti per la costruzione ottimale delle apparecchiature proveniva dalle voci e dall'altra dall'esperienza pratica di Raudive [14]. Dal punto di vista radiotecnico i tre circuiti in figura hanno in comune un circuito risonante in parallelo e schermato (rettangoli tratteggiati) da interferenze elettromagnetiche ma con diverse caratteristiche se si eccettua l'uscita che per il genere di circuiti prevedeva l'entrata ad alta impedenza di un registratore a nastro (o una corrispondente cuffia di tipo telefonico).

* La figura 1 affida la parte capacitativa all'antenna mentre l'induttanza di circa 0,5 mH propende per un accordo sulla banda delle onde medie (300 - 3000 kHz)
* La figura 2 si mostra come uno schema di base verosimilmente per la ricezione delle UHF (300 - 3000 MHz) con tanto di dipolo in entrata
* La figura 3 è circuitalmente la complementarietà della figura 1: la funzione dell'induttanza è lasciata all'antenna.

I diodi utilizzati sono tipici dell'epoca e attualmente superati.

Marcello Bacci

Marcello Bacci è un tecnico elettronico di Grosseto che conduce esperimenti sulle voci dal 1970 circa.

Alcune prime apparecchiature di Marcello Bacci [modifica]

Marcello Bacci all'inizio della sua attività di sperimentatore utilizzò sempre registratori magnetici interamente transistorizzati, in particolare il Saba Hi-Fi 554 Stereo provvisto di quattro tracce con le seguenti caratteristiche:

* due velocità: 9,5 e 4,75 cm/s
* premagnetizzazione: 55 kHz
* campo di risposta: da 40 Hz a 8 kHz a 9,5 cm/s
* campo di risposta: da 40 Hz a 6 kHz a 4,75 cm/s
* sensibilità d'ingresso: da 0,2 mV a 40 mV su impedenza di 2 khom

Valori che a quei tempi (1970) erano considerati di tutto rispetto. Il registratore veniva utilizzato come per una comune registrazione con l'unica eccezione che nella capsula microfonica di entrambi i microfoni (sinistro e destro) erano inseriti due diodi al germanio OA90 ai quali era collegato uno spezzone di filo di una decina di centimetri fungente da antenna. Le voci ricevute con questo sistema assommarono a circa trentamila.[15] Questa ingente mole di voci fu sottoposta all'esame di altri studiosi per tentarne una classificazione. Il lavoro di tassonomia non si dimostrò semplice in quanto all'interno di una singola registrazione concorrevano anche più voci così ripartite a fine analisi:

* 5% - voci umane, facilmente riconoscibili anche da persone che per la prima volta assistono al fenomeno;
* 20% - voci forti, chiare ma scandite molto velocemente e non tutte comprensibili;
* 25% - voci àfone: voci che richiedono una grande esperienza nell'ascoltatore;
* 10% - voci metalliche di difficile comprensione;
* 40% - voci afone molto deboli e incomprensibili.

Scienziati famosi e voci

Un certo numero di scienziati ha manifestato il proprio interesse verso la possibilità di comunicare con una ipotetica dimensione diversa dalla nostra per mezzo di radiazioni elettromagnetiche e nel caso specifico per mezzo delle voci elettroniche. Alcuni studiosi fra i quali il Raudive, il fisico svizzero Alex Schneider, e Sir Oliver Lodge misero in evidenza che Gugliemo Marconi si avvicinasse a tale possibilità su basi diverse da quelle con le quali i cultori poco accorti e le organizzazioni di scettici sono soliti affrontare la questione, in quanto lo scienziato venne stimolato da voci captate dalle apparecchiature radio che non trovavano una spiegazione razionale o comunque verosimile. In altri termini l'interesse di Marconi era impostato su di una base extrascientifica, come pura ipotesi di studio teorico.

Interessi e supposizioni teoriche avvinsero anche Edison il quale credeva di potere inventare un dispositivo simile ad grammofono per mezzo del quale captare le voci dei defunti. Sir Oliver Lodge ebbe un atteggiamento simile a Marconi ma tuttavia a differenza di questo studioso, si conoscono e si conservano di lui vari scritti originali, vale a dire redatti in prima persona.




Studi recenti sul fenomeno

Il 5 dicembre 2004, a Grosseto, Marcello Bacci condusse degli esperimenti scientifici[23] sul fenomeno. Gli esperimenti furono condotti in presenza di 37 persone tra questi investigatori, tecnici e scienziati, italiani, inglesi e portoghesi dell'associazione di studi parapsicologici "Laboratorio Interdisciplinare di Ricerca Biopsicocibernetica" e alcune madri che avevano perso i loro bambini.

Il professore di fisica Mario Salvatore Festa dell'Università di Napoli e il radiotecnico Franco Santi rimossero tutte le valvole della radio, in assenza delle quali nessuna ricezione radio era fisicamente possibile, ma i fenomeni delle voci anomale continuarono ad essere prodotti dall'apparecchio del Bacci. Le apparecchiature sono state monitorate, smontate e scrupolosamente analizzate, prendendo tutte le precauzioni tecniche, senza trovarvi alcuna traccia di frode o inganno.

Marcello Bacci ha rifiutato la partecipazione agli esperimenti di un rappresentante del Cicap, pur trattandosi di semplice osservazione senza alcuna verifica strumentale, adducendo come motivazione il fatto che a suo avviso il Cicap fosse prevenuto nei confronti dei fenomeni .

Caratteristiche delle voci

In base a quanto viene testimoniato durante le sedute, le voci a volte risulterebbero afone, mentre in altri casi sarebbero più simili ad una normale voce umana. Avrebbero inoltre timbri vocali sia femminili che maschili.

Alcune sarebbero caratterizzate da un suono articolato in maniera molto rapida, appena percepibile, tanto che talvolta è necessario ricorrere ad un rallentamento della velocità di riascolto per capire il significato di quanto dicono. Alcune voci inoltre presenterebbero una cadenza cantilenante, altre anomalie nella fonetica e nella cadenza che risulta irregolare. A volte risulterebbero perfettamente udibili, mentre in altri casi sarebbero meno intelligibili e di difficile interpretazione. Un'altra caratteristica che avrebbero queste voci è il poliglottismo, ovvero la capacità di passare da una lingua ad un'altra nello stesso contesto, durante una stessa frase.

Talvolta quindi la riproduzione viene manipolata per rendere la comunicazione più intellegibile (ad esempio modificando la velocità o applicando filtri acustici), oppure vengono estrapolate solo le parti della comunicazione ritenute più significative.

Possibili spiegazioni del fenomeno

Ci sono dubbi su come spiegare o interpretare il fenomeno, ed anche sulla stessa genuinità dei casi riportati.

A detta di alcuni sperimentatori il possesso di poteri paranormali è requisito indispensabile all'estrinsecarsi delle voci mentre per altri non lo è.

I sostenitori dello spiritismo sostengono che si instaura un meccanismo di contatto tra due diversi stati dell'essere, ovvero tra due dimensioni separate: l'entità vivente (uomo) da un lato e quella disincarnata (spirito) dall'altra. Queste entità si manifesterebbero direttamente incidendo la loro voce su un supporto magnetico o digitale usato per la registrazione, oppure attraverso l'ausilio di una radio sintonizzata generalmente sulle onde corte. In caso di registrazione le voci sarebbero udibili solo durante la fase di riascolto, e mai al momento del loro intervento, mentre nel caso di manifestazione tramite radio verrebbero udite direttamente, come se si ascoltasse, appunto, una normale stazione radio.

Secondo alcuni ricercatori, invece, si tratta solo di una interpretazione soggettiva di segnali acustici casuali dovuti alle comuni interferenze elettromagnetiche o ad altre fonti di suono [26]. Il fatto che qualcuno le possa interpretare come "voci" sarebbe solo frutto del desiderio e della fantasia di chi si mette in ascolto: almeno in alcuni casi il riconoscimento di una voce poco intellegibile all'interno di un rumore sarebbe quindi un semplice artefatto della percezione umana, che tende a riconoscere elementi familiari anche in situazioni casuali (come nel fenomeno noto in psicologia come déjà vu). In altri casi, specie quelli in cui la ricezione si avvale di una radio, si può ben supporre la ricezione di segnali di interferenza da comunicazioni umane (es. ripetitori radio, apparecchi telefonici). In un video diffuso anche sul web, il Cicap sostiene che in alcuni casi si tratti semplicemente di malafede da parte di chi pratica la psicofonia.

I sostenitori della reale esistenza delle voci fanno notare tuttavia che non possono trattarsi di interferenze, in quanto il fenomeno si verifica ugualmente anche se gli esperimenti vengono condotti dentro una gabbia di Faraday, la quale isola ogni interferenza e persino tramite registratori digitali, i quali per loro natura sono esenti da interferenze[27].

Secondo Marco Morocutti, progettista elettronico ed esponente del Cicap, autore tra l'altro di uno dei primi libri sui microprocessori editi in Italia, si tratterebbe di trasmissioni ad onde corte che vengono ricevute in maniera inappropriata con strumenti non idonei allo scopo. Un esempio di queste trasmissioni sono le comunicazioni tra le navi in mare, trasmissioni meteo e comunicazioni di servizio, che se non ricevute adeguatamente risultano essere distorte e incomprensibili. Sulla registrazione magnetica invece porta come esempio le registrazioni effettuate con apparecchi difettosi, dove lo strisciamento del nastro è discontinuo e crea effetti audio simili alle voci registrate da chi pratica la psicofonia .

Se l'interferenza riguarda onde di stazioni radio non è improbabile registrare parole sensate e non rumori casuali.

Altre ipotesi sono la manipolazione autosuggestiva da parte dello sperimentatore della strumentazione di cui si avvale, o l'esistenza indipendente di forme di consapevolezza non umana ma mediabili elettronicamente (non necessariamente ultraterrene).

È tuttavia opportuno evidenziare che le gabbie di Faraday schermano (in parte) le onde elettromagnetiche, ma non le onde sonore, e che possibili interferenze di varia origine possono generarsi tanto all'esterno quanto all'interno dell'apparecchio registratore. L'uso recente di apparecchi digitali, tuttavia, ha permesso di escludere anche questo tipo di interferenze.

Va anche aggiunto che i programmi informatici, se sono in grado di distinguere una voce umana normale da ogni altro genere di suoni, o dal rumore bianco, non possono certo indicare la provenienza di questi ultimi, né identificarli come provenienti dagli spiriti. Sono inoltre algoritmi ancora molto poco affidabili.

Fenomeni fisici che potrebbero spiegare alcune peculiarità delle voci

In alcune tecniche, principalmente l'audiotecnica e la radiotecnica, si possono riscontrare alcuni fenomeni fisici non predicibili nè riproducibili con facilità i quali potrebbero spiegare alcuni interrogativi avanzati dagli sperimentatori delle voci. Il fatto che tali fenomeni "normali" abbiano solo alcuni punti in comune non è una prova dell'unicità di causa ed effetto intercorrente fra di essi e quelli ritenuti di origine "paranormale" e quindi delucidanti la loro reale spiegazione. Ci si limita ad alcune evidenze senza scendere nei dettagli tecnici di fenomeni che sono tuttavia esperibili senza particolari conoscenze o strumentazioni.

Nella tecnica audio

Un fenomeno molto noto si verifica quando su di un nastro magnetico di modesta qualità si ha una magnetizzazione impressa con una notevole differenza di dinamica, per esempio un brano recitato a bassisimo livello in entrata nel registratore seguito da un repentino innalzamento del volume del microfono. Dalla data di incisione a quella di riascolto del nastro potrebbero presentarsi dei fenomeni di migrazione magnetica fra spira e spira in modo da sciupare il documento audio. Prima dell'avvento di sistemi di registrazione digitali era infatti un inconveniente notissimo e molto temuto da chi gestiva la audioteche di notevole valore documentale (come per esempio l'Archivio storico della RAI - Radiotelevisione italiana). Il fenomeno comporta ovviamente un (apparente) sfasamento temporale di frasi, musiche prima e dopo il loro logico presentarsi. In alcuni casi si può esperire pure un effetto di eco a mano a mano che una bobina si svolge e l'altra si riavvolge.

Troviamo ampie tracce di questo sfasamento temporale nei resoconti di Raudive, Jürgenson e altri sperimentatori a proposito del contenuto dei messaggi delle voci.

Nella radiotecnica e nelle telecomunicazioni

Da molti decenni gli esperti radiotecnici, gli operatori professionisti degli impianti di telecomunicazione ed i radioamatori con predilezione per il radioascolto rilevano un fenomeno al quale è stato dato convenzionalmente il nome di "echi radio ritardati". Occorre puntualizzare che il termine ritardati fa riferimento a uno sfasamento spaziale e temporale del contenuto della comunicazione che per la sua entità non trova tuttora spiegazione. Questi echi non vanno confusi con quelli che si verificano per percorsi multipli dell'onda jonosferica come per esempio si potrebbe manifestare con facilità nelle più fredde giornate dell'anno durante i periodi di intensa attività solare e per stazioni poste a notevole distanza dal ricevitore. In tali frangenti si hanno in genere due percorsi: uno verso l'est e l'altro verso l'ovest i quali "battendo" generano una eco di frazioni di secondo.

I veri echi radio ritardati potrebbero implicare dei ritardi che vanno da pochissimi secondi fino ad oltre 10 secondi. Il primo problema per i tecnici e gli scienziati è riassumibile con l'interrogativo: Dove si trovano durante tutto il periodo di ritardo le onde radio?. La domanda ha pieno senso perché mentre la velocità delle onde hertziane è di circa 300.000 km/s la circonferenza della Terra (approssimata ad una sfera) è di solo 40.000 km circa. Questi fenomeni sono per altro piuttosto rari da essere scoperti dal singolo operatore e dunque per il loro monitoraggio vengono impiegate delle apparecchiature che funzionano autonomamente dalla presenza dell'uomo. In genere si attua un network dove una stazione trasmette dei segnali con cadenze e ad orari prestabiliti su frequenze prefissate mentre contemporaneamente altre stazioni registrano il segnale ricevuto.

Alcune correlazioni intercorrenti fra gli echi radio ritardati e il fenomeno delle voci le si evidenziano proprio nello sfasamento temporale dei contenuti dei messaggi "paranormali". Per esempio lo Jurgenson in varie sue opere[32] affermava di avere registrato trasmissioni radiofoniche dopo giorni dalla loro effettiva "messa in onda". Nel campo delle telecomunicazioni si hanno esperienze di enormi ed inspiegabili ritardi sui tempi di stimato percorso dell'onda, ma non di tale entità. L'accostamento fra i due distinti fenomeni è pertanto di tipo qualitativo, non quantitativo.

La transcomunicazione strumentale

Transcomunicazione strumentale è un termine che si riferisce all'insieme delle comunicazioni con l'aldilà e i defunti attraverso mezzi non tradizionali, come ad esempio lo sono i medium e la scrittura automatica, bensì con i moderni strumenti tecnologici. Esso quindi è un termine più vasto che ingloba in sé altri fenomeni oltre a quelli relativi al fenomeno delle voci elettroniche, poiché oltre alla radio, al registratore e altri strumenti solo audio, include anche il video e quindi oltre al telefono e il fax anche altri strumenti come la televisione e il computer.
Ovviamente questo genere di transcomunicazione ha meno storia, sperimentazione e studi di quella che l'ha preceduta, essendo questi strumenti relativamente più recenti; tuttavia aumentano via via sempre più i casi che documentano il fenomeno.
La storia di questo nuovo termine va fatta risalire al 1979 quando al Congresso Internazionale di Parapsicologia tenutosi a Fermo (Ascoli Piceno) il fisico tedesco Ernst Senkowski (1922-) l'ha utilizzato per primo.
Senkowski fondatore del periodico in lingua tedesca Transkommunikation, si era laureato in fisica all'Università di Magonza nel 1958 dopodiché aveva partecipato, fra l’altro, alla costruzione di un acceleratore di elettroni e soltanto dal 1976 aveva cominciato a interessarsi di questo settore del campo del paranormale.

Transcomunicazione strumentale video

Le prime presunte riprese video paranormali documentate furono di Schreiber. Presto seguirono altri pionieri in questo settore della fenomenologia paranormale tra cui gli Harsch-Fischbach.
Questi ultimi utilizzarono come impianto di base un televisore che era stato manomesso in modo che risultasse inutilizzabile per la ricezione dei normali programmi televisivi a cui aggiunsero un videoregistratore VHS di tipo standard e una telecamera.
In una prima sperimentazione con questo nuovo metodo affermarono di essere riusciti a captare il ritratto di un uomo di cui vennero a sapere, sempre tramite transcomunicazione, trattarsi di un certo Pierre K.
Si rivolsero così ai familiari per un riconoscimento che ebbe esito positivo.
Dopo aver effettuato altri tentativi di questo genere, molti con esito negativo, il 16-1-1987 riuscirono a captare alcune immagini di buona qualità di una giovane, deducendone che si trattava di una donna morta a 70 anni: essa fu identificata in Hanna Buschbeck, una nota ricercatrice tedesca sulle voci, morta nel 1984. Dopo aver confrontato con le fotografie di lei quando era giovane conclusero si trattasse proprio della stessa persona la cui immagine avevano captato con le loro strumentazioni.
Il 9 luglio 1988 e poi ancora il 23 settembre sempre del 1988 a due di questi esperimenti ritenuti riusciti era presente lo stesso Padre François Brune noto studioso e ricercatore del campo della comunicazione con i defunti.

È storia recente la creazione di un'associazione internazionale per la transcomunicazione strumentale denominata INIT (International Network for Instrumental Transcommunication).

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