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Isola di Pasqua

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L'ISOLA DI PASQUA



La storia dell'Isola di Pasqua è difficile da ricostruire in quanto mancano completamente fonti certe e i primi coloni non hanno lasciato documenti scritti ai quali fare riferimento, dato che questi popoli all'epoca della prima colonizzazione dell'isola non disponevano ancora di una scrittura. Esistono pertanto varie tesi tra loro contrastanti di come sia avvenuta la colonizzazione dell'isola. Esistono sostenitori di una possibile colonizzazione a più ondate avvenuta tra il 1100 d.C e il 1600 e altri che ritengono che essa sia avvenuta in una unica fase tra il 900 d.C. e il 1100. Per quanto riguarda l'origine della popolazione anche qui sorgono diverse controversie. Secondo Thor Heyerdahl, un fautore della tesi della colonizzazione a più ondate, la popolazione indigena doveva essere originaria del Sud America. Tale ipotesi si rivelò tuttavia falsa in quanto studi etimologici della lingua parlata dalla popolazione indigena, ritrovamenti archeologici e infine test genetici condotti negli anni novanta hanno dimostrato che la popolazione doveva essere di origine polinesiana. Ciò nonostante va riconosciuto a Heyerdahl il merito di aver dimostrato che una colonizzazione dell'Isola di Pasqua sarebbe potuta avvenire anche dal Sud America.


Allo sbarco dei primi colonizzatori polinesiani, che i più recenti studi fanno risalire attorno al 800-900 d.C., l'isola si doveva presentare come una immensa foresta di palme. Fino al 1200 d.C. la popolazione rimase numericamente modesta e sostanzialmente in equilibrio con le risorse naturali presenti. In seguito, però, nacque da parte degli abitanti la necessità di costruire i moai, il cui sistema di trasporto richiedeva notevoli quantità di legname. Cominciò pertanto un importante lavoro di disboscamento dell’isola che fu ulteriormente intensificato dopo il sensibile aumento della popolazione dovuto a nuovi sbarchi. Verso il 1400 d.C. la popolazione raggiunse i 15.000-20.000 abitanti e l’attività di abbattimento degli alberi conobbe il proprio massimo di intensità. La riduzione della risorsa forestale provocò un inasprimento dei rapporti sociali interni che sfociarono talora in violente guerre civili. Tra il 1600 e il 1700 d.C., in alternativa al legno divenuto sempre più scarso, gli abitanti iniziano a utilizzare anche erbe e cespugli come combustibile. Le condizioni di vita sull'isola divennero pertanto proibitive per la poca popolazione rimasta, in gran parte decimata dagli scontri interni e dai flussi emigratori.


A spiegazione della precoce perdita di alberi dell’isola, oggi si sono portate avanti anche ipotesi riguardanti la possibile responsabilità dei ratti del tipo polinesiano (rattus exulans) che colonizzarono al seguito dei polinesiani attorno al 1500 oppure altri ratti che raggiunsero l’isola dopo il 1700 d.C., con gli sbarchi dei primi europei. L'assenza di predatori naturali, permise a questi piccoli mammiferi di moltiplicarsi a dismisura e, considerato che nella loro dieta alimentare entrarono immediatamente anche i semi di palma, si ritiene che abbiano potuto contribuire all’estinzione degSecondo alcune ricerche condotte negli anni passati si stima che la popolazione dell'Isola di Pasqua durante il suo periodo di massimo splendore nel sedicesimo e diciassettesimo secolo fosse composta da circa 15.000 abitanti. Fu a causa del disastro ecologico causato dalle tribù indigene che la popolazione all'arrivo dei primi europei si ridusse a circa 2.500 abitanti. In seguito alle deportazioni e alle malattie importate da parte degli europei questo numero di abitanti si ridusse ulteriormente fino a raggiungere i 900 abitanti nel 1868. Nel 1877 infine un sondaggio demografico rilevò soli 111 abitanti. Questo fu il numero più basso di abitanti indigeni mai registrato in tutta la storia dell'isola. Solo nei decenni seguenti, grazie al parziale miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e grazie al rientro di molti isolani deportati come schiavi, la popolazione dell'Isola di Pasqua iniziò nuovamente ad aumentare, seppure molto lentamente. Secondo il primo censimento demografico condotto dal governo cileno l'anno dell'annessione dell'Isola di Pasqua nel 1888, l'isola era abitata da 178 abitanti.



A causa del regime militare in vigore dal 1914 in poi, era proibito lasciare l'isola e di conseguenza la popolazione si stabilizzò. Nonostante poi questo divieto fosse stato abolito alla fine degli anni sessanta, non si registrarono spostamenti demografici di rilievo verso la terra ferma. Nel 2002 infine l'isola era popolata da 3.791 abitanti. Con ciò nel giro di soli 14 anni la popolazione era aumentata dai 1.938 abitanti che si contavano nel 1988 a oltre 3.000 abitanti duplicando quasi il proprio numero in meno di due decenni. Sempre secondo lo stesso censimento nel 2002 circa 2.000 dei 3.791 abitanti era di origine indigena, mentre oltre 2.200 Rapanui vivevano sulla terra ferma. Complessivamente i cittadini cileni originari dell'isola di pasqua residenti in Cile erano quindi oltre 4.000.

Il primo ad avvistare l'Isola di Pasqua fu presumibilmente il pirata Edward Davis, che avvistó l'isola a bordo del suo battello Bachelors Delight nel 1687. Non capendo tuttavia di aver avvistato un'isola ritenne di aver scoperto il continente meridionale. Davis non attraccò però mai sull'isola.

Il primo a sbarcare invece sull'isola fu l'olandese Jakob Roggeveen,



che sbarcò su di essa il lunedì di Pasqua 1722, motivo per il quale l'isola fu battezzata Isola di Pasqua. Seguì quindi un periodo durante il quale la corona spagnola cercò di espandere a discapito di inglesi e olandesi il proprio dominio nei territori del sud Pacifico. Fu quindi l'allora governatore spagnolo del Cile e viceré del Perù, Manuel Amat y Junient a ordinare a Don Felipe Gonzales de Haedo di annettere l'Isola di Pasqua ai territori spagnoli. Gonzales raggiunse l'isola nel novembre del 1770 a bordo della nave San Lorenzo scortata dalla fregata Santa Rosalia. Gonzales cambiò il nome dell'isola in San Carlos e fece erigere in segno della conquista varie croci su tutta l'isola. Negli anni a seguire però la corona spagnola non inviò più altre spedizioni sull'isola perdendo di fatto la sovranità su di essa.
Dopo un periodo di assenza da parte di spedizioni europee fu James Cook il primo a sbarcare nuovamente sull'Isola di Pasqua il 13 marzo 1774, rimanendo su di essa per soli 4 giorni prima di ripartire il 17 marzo. Cook, come molti altri dopo di lui, ritenne di scarso interesse l'isola. Secondo quanto riportato dal suo diario di bordo egli annotó che solo poche isole in tutto il Pacifico erano più inospitali di questa. Ciò nonostante dobbiamo al capitano Cook e al naturalista Johann Reinhold Forster e a suo figlio Reinhold Forster, che si trovavano al seguito della spedizione di Cook, la maggior parte delle conoscenze che abbiamo sull'isola. Grazie al loro contributo fu elaborata una prima carta geografica che riportava i siti archeologici maggiori. Inoltre in soli quattro giorni furono fatti più schizzi di Moai di quanti non siano stati fatti nei 50 anni seguenti, permettendo al pubblico europeo di ammirare per la prima volta nella storia tali opere in mostre appositamente predisposte in tutta Europa.

Nel 1786 fu quindi il momento del conte Jean-François de La Pérouse

che, incaricato da Luigi XVI, doveva elaborare delle mappe dell'intera area del Pacifico. Con la scoperta dell'Isola di Pasqua da parte degli europei iniziò contemporaneamente anche uno dei capitoli più oscuri dell'intera storia dell'isola. Spagnoli inglesi e francesi avevano importato sull'isola varie malattie quali la sifilide e l'influenza che mietevano numerose vittime tra la popolazione indigena. Fu quindi il momento di una serie di razzie da parte di mercanti di schiavi tra il 1859 e il 1861 che deportarono parte della popolazione sull'isola di Chinches di fronte alle coste del Perù. Le deportazioni, le malattie e le faide interne tra gli abitanti dell'isola fece sì che la popolazione continuò a ridursi fino al 1877, anno in cui si registrarono soli 111 abitanti su tutta l'isola.

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