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Strozzavolpe

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STROZZAVOLPE



Una volpe infernale che si aggira nelle notti di luna piena. Un tesoro nascosto in un antichissimo castello. Una schiera di fantasmi irrequieti. Un dedalo di passaggi segreti che percorrono il sottosuolo. Orridi fatti di sangue. Tutto il campionario dell’orrido, che farebbe la gioia di uno scrittore di romanzi gotici, e molto di più, concentrato in un unico edificio posto in posizione isolata nei pressi di Poggibonsi, nel bel mezzo dello splendore del paesaggio toscano. Un luogo che porta un nome che già di per sé è una promessa di storie paurose e misteriose: Strozzavolpe. Un castello che si chiama in questo modo, non può essere un castello qualsiasi.

In effetti, stando a quanto si narra, venne edificato addirittura da Bonifacio, marchese di Toscana, nel secolo XI. Il nobiluomo si accingeva, in quel tempo, ad edificare una fortezza che doveva risultare imprendibile e situata in una posizione strategica formidabile, a controllo di un’importante via di comunicazione. Ma, mentre si cullava nei suoi sogni di potenza, si trovò di fronte la inaspettata ma fermissima opposizione di una volpe, una creatura talmente malefica e feroce da costringere alla fuga non solo i poveri muratori intenti alla costruzione dell’edificio, ma addirittura le schiere dei cavalieri, armati di tutto punto, inviati dall’esterrefatto Bonifacio. Il quale, tuttavia, non si perse d’animo e ingaggiò una lunga lotta, senza esclusione di colpi, con il temibile animale fino a quando, con l’inganno, riuscì a catturarlo e ad ucciderlo (“strozzandolo”, vuole la tradizione, e da qui deriverebbe lo strano nome del luogo).

Ma la gioia della vittoria durò ben poco. Perché un mago guastafeste (e poteva mancare un mago in questa leggenda?) Gli predisse che il castello, per il quale si era tanto impegnato sarebbe durato quanto il corpo della volpe uccisa. Che fare? Dopo un breve attimo di esitazione, con quel senso pratico che contraddistingue gli uomini d’arme medievali e i toscani in genere, il nostro nobile Bonifacio non perse tempo nel trovare la giusta soluzione, per quanto, dobbiamo ammetterlo, fosse alquanto dispendiosa. Ed eccolo, allora, riempire il corpo della bestia con oro fuso e, appena raffreddato il tutto, murarlo nelle fondamenta del castello.

Non sappiamo se lo avesse previsto, ma sta il fatto che in questa maniera, oltre che a liberarsi di un avversario tenace e temibile, si guadagnò anche un formidabile guardiano, molto efficace nel tenere lontano i malintenzionati dal castello. Molti nei secoli, nonostante che lo spirito animalesco si aggiri nei paraggi nelle notti di luna piena, hanno cercato il corpo dorato della volpe. Si racconta che, secoli dopo la sua sepoltura, un operaio lo trovò casualmente. Ma venne immediatamente e decisamente malmenato dagli spettri di tre antichi cavalieri che provvidero subito a seppellire il corpo in un altro luogo segreto.

Forse si tratta solo di una leggenda, per quanto affascinante. Ma, molto probabilmente, qualcuno un tesoro l’ha trovato davvero ed in tempi non molto distanti dai nostri. Era il 1870, un anno di sconvolgimenti in Italia e in Europa. Eventi terribili, che forse non venivano pienamente compresi dagli abitanti di queste zone, troppo occupati a sopravvivere alla loro miseria quotidiana. Al castello di Strozzavolpe si procedeva al rifacimento della cinta muraria. Una mattina, uno degli operai non si presenta. Contemporaneamente si scopre che uno dei merli cui lavorava è stato misteriosamente murato di fresco. Si procedette immediatamente a riaprirlo e al suo interno, si rinvenne un antico orcio di terracotta vuoto ed una pergamena che parlava di un tesoro. Inutile dire che del muratore scomparso e della sua famiglia, da quel giorno non si seppe più nulla.
Castello di Strozzavolpe -
Un altro mistero che si somma a quelli, davvero tanti, di questo maniero. Come quel labirinto di gallerie segrete, così si narra, che lo collegherebbe addirittura ai bastioni della fortezza di Poggio Imperiale, sull’altro versante della valle. Il castello di Strozzavolpe è anche un luogo infestato (ma poteva essere altrimenti?) da fantasmi irrequieti che, lasciando da parte per un attimo quello infernale della volpe, lo abitano con una tale concentrazione da far invidia a qualsiasi maniero scozzese.

Come quello triste della giovane e bellissima Cassandra Franceschi, andata in sposa, come capitava troppo sovente un tempo, ad un uomo molto più avanti negli anni, tale ser Giannozzo da Cepparello. Il quale, uno sciagurato giorno, la sorprese in atteggiamenti evidentemente troppo intimi nella camera da letto con un servitore. L’anziano consorte non dovette gradire particolarmente la cosa. Non potendo contare sul divorzio, termine che non aveva posto nei vocabolari del tempo, l’offeso marito trovò più appropriato murare vivi i due amanti in una stanza e farli morire di fame. A ser Giannozzo non doveva mancare il senso dello “humor”, per quanto macabro. Si mise allora a banchettare e a festeggiare rumorosamente nel salone alla prigione dei due fedifraghi fino a quando ritenne che la sua crudele vendetta fosse definitivamente compiuta. Per uno scherzo del destino (che non è mai pago della sua crudeltà), la stanza che vide Cassandra ed il suo amato morire di stenti, venne nei secoli successivi notevolmente trasformata e divenne la cucina del castello. Inutile dire che lo spirito della bella Cassandra, ancora offeso, si aggira ancora nelle sale dell’edificio. Pare che i suoi sospiri si percepiscano in particolar modo nella cosiddetta “camera rossa” dove la tradizione vuole venisse sorpresa assieme all’amante, dal vendicativo marito.

Altri sono gli abitatori notturni del castello. Come quelli, molto più rumorosi, che infestano quell’ala dell’edificio nota come “casa delle monache e dei frati”, perché anticamente vi venivano ospitati i religiosi di passaggio. I quali, si divertono a fare sentire il loro tradizionale (e non molto fantasioso, in fin dei conti) corredo di rumori di catene strascicate, imposte che sbattono, colpi sui muri, e così via.

Mentre fuori, nelle notti di luna piena, ben più discreto, s’aggira lo spirito della volpe infernale con i suoi tre custodi armati. A difesa degli oscuri misteri di questo luogo.

fonte http://www.secrettuscany.it


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